Gli avvenimenti accaduti di recente nel nostro comune ci impongono di esprimere la nostra posizione politica e amministrativa al riguardo e di segnalare eventuali comportamenti che dovrebbero essere assunti da chi governa un paese.
Innanzitutto un gruppo politico come il nostro, che si riconosce negli ideali di solidarietà, deve sentirsi offeso da come la questione dei buoni mensa alla scuola materna “Il flauto magico” è stata affrontata, si è sviluppata e alla fine conclusa.
Si è preoccupati dal fatto che molti di coloro che si sono interessati della questione, abbiano lavorato più per creare il “caso” che per risolvere il problema, problema per sua natura delicato per i riflessi negativi che possono insorgere nei confronti di soggetti deboli come i bambini.
Sollevare il caso nello specifico, intendo dire darne tanta risonanza mediatica, avendo a riferimento una bambina di genitori extracomunitari nata in Italia, ha una certa connotazione razzistica.
Si esprime una prima domanda: perché non si è affrontato amministrativamente il problema e magari combattuto e anche coinvolto le rappresentanze politiche locali per far valere dei diritti, se ci sono, invece che rivolgersi alla risonanza della stampa?
Una seconda domanda, ormai un puro esercizio retorico, è la seguente: perché il sindaco ha contestato l’unico atto socialmente positivo svolto in questo caso dagli insegnanti, adducendo come motivazione il cosiddetto danno erariale? Ne era proprio convinto? Era questa la vera motivazione? Se così fosse stato, perché non ha proceduto nei confronti di chi ha commesso il danno?
Ma non era questo quanto avrebbe dovuto fare il Sindaco.
Noi sappiamo che la competenza in materia di assistenza sociale è propria del Comune.
Sappiamo inoltre che i programmi didattici della scuola materna prevedono al proprio interno una fase di refezione che non deve intendersi come interruzione dell’attività scolastica, ma come parte integrante dell’attività d’istruzione, con la conseguenza che il bambino, qualsiasi bambino, non può lasciare la scuola per desinare a casa.
Cosa può fare allora il comune di fronte al mancato pagamento della retta?
Il comune ha l’obbligo comunque di garantire il servizio e contestualmente attivare il recupero del credito nei confronti di chi esercita la patria potestà e, qualora ciò non risulti fruttifero, ha l’obbligo di verificare le condizioni familiari per provvedere, se necessario, ad un sostegno economico che permetta anche il pagamento della retta scolastica.
Ci pare di sentire il peana dei nostri amministratori che lamentano la mancanza di fondi per far fronte alle esigenze di assistenza sociale. Credo che sia molto importante che si preoccupino, perché non crediamo che questo sarà il solo problema che investirà la sicurezza sociale, stante l’attuale periodo di crisi che investe anche il nostro paese. E soprattutto perché dovrebbero invece riscontrare le condizioni di bisogno reale che sono presenti nella nostra comunità e che per amor proprio non vengono espresse dalle persone.
Certo, i soldi sono pochi, ed è improponibile ipotizzare ulteriori prelievi fiscali, tanto più che l’attuale maggioranza a tutti i livelli di governo si vanta di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini (forse solo nel portafoglio se si sta a quanto recita la normativa sul federalismo fiscale).
Tuttavia quei pochi soldi che ci sono potrebbero essere usati meglio e non destinati ad scelte molto meno importanti se non contrastanti la competenza dell’amministrazione comunale.
Per esempio, invece di accendere una polizza assicurativa che copra i danni per furto ed altro, polizza che riteniamo illegittima, i soldi potevano essere destinati al sociale (€ 8.000,00 circa). Al riguardo, se la competenza è dell’amministrazione comunale, è lecito ritenere che anche i furti subiti in precedenza, e non prescritti, debbano essere coperti attingendo ai fondi delle casse comunali.
Invece di sobbarcarsi il maggiore costo per personale in seguito a chiusura del Consorzio per i Servizi Tecnici (€ 30.000,00 circa a detta del Sindaco, ma noi riteniamo di più, sempre su base annua), costo che va a gravare sulle spese correnti del comune, potevano destinare tali fondi per far fronte ai problemi delle famiglie in difficoltà.Invece di procedere all’accordo tra comuni per la vigilanza, che prevede una maggiore spesa, sempre a detta dell’Amministrazione, di altri € 11.000,00, potevano essere svolte altre attività più urgenti e necessarie.
Tutto quanto sopra, che peraltro è poco meno di quanto finora fatto dall’attuale amministrazione, non è che una piccola parte rispetto a quanto può maturare dalle menti dei nostri amministratori, i quali come priorità ritengono esserci le feste, la sagra, le luminarie, ecc. ma, badate bene, solo dal lato ludico, venale e godereccio, escludendo qualsiasi riferimento alla tradizione ed alla emozione culturale che le tradizioni sviluppano. Per questo genere d’iniziative si trovano sempre le risorse.
Noi non possiamo essere d’accordo. Noi riteniamo che i compiti dell’amministrazione siano più seri e rimandiamo ai nostri programmi elettorali la valutazione dei compiti che dovrebbero essere svolti da chi governa un comune.
Gustavo Rui
domenica 27 febbraio 2011
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